Non c’ho il fisico per la maratona: inutile girarci attorno e contarsela su, “a me me manca er fisico der maratoneta! “.
Iscrivermi alla maratona di Roma è stato un gesto quasi istintivo e incosciente che feci ancora nell’autunno scorso tanto che il mio nome è ancora ufficialmente associato alla mia ex società, ora estinta. I miei compagni di squadra della Libertas non trovandomi nell’elenco TDS filtrato per società si sono chiesti se fossi saltato o cos’altro mi fosse capitato. Niente paura, sono ancora qui vivo e vegeto, ancora una volta finisher in via dei Fori Imperiali anche se con una prestazione superiore di circa mezzora rispetto al precedente di due anni fa.
Ne ero consapevole, gli allenamenti non sono stati rigorosi e nell’ultimo mese ho inanellato una serie di contrattempi uno dietro l’altro: pubalgia, tendinite, responsi clinici poco incoraggianti e morale che si è inesorabilmente abbassato fino a livello terra.
Eppure non sono deluso; l’emozione mi ha pervaso fin dal primo momento in cui ho messo piede sul suolo romano alla discesa dell’aereo che mi ha portato, assieme all’amico Paolo, esordiente in maratona, da Orio a Ciampino.
La Città Eterna mi conquista sempre, suoni, odori, immagini mi fanno sentire subito in pace con me stesso; la amo anche senza un motivo razionale, anzi anche contro ogni logica ma è, mi permettano i romani, “la mia città”: ecco perché sono qui. E poi come non menzionare l’incontro conviviale del sabato sera al mitico “Cantinone” al Testaccio! Su tutti un grande ringraziamento a Yogi che non solo si è offerto per accompagnarci, io e Paolo, ma anche per quello che ha organizzato per il giorno della gara.
Già, la gara.
Mattinata che si presenta serena ma che preannuncia un caldino mica male; infatti stavolta non ho indossato una maglietta per ripararmi dal freddo dell’attesa ma mi sono ingabbiato direttamente in canotta e calzoncini. Primo problema: siamo in ritardo e l’operazione di afflusso verso la griglia di partenza è lentissima tanto che alle nove, ora in cui viene dato lo start, noi siamo ancora in coda senza riuscire a entrare. Dopo lunghi e interminabili minuti finalmente si riesce a passare ma ormai siamo praticamente in coda al gruppone: poco male, non avevo obiettivi cronometrici e la situazione pone fine a ogni possibile ripensamento. Partiamo affiancati, io, Paolo e il grande amico Yogi con il palloncino da Grande Puffo. Unico obiettivo per me è finirla, e non ne sono poi così sicuro. Tra stop e rallentamenti si viaggia fin ben oltre il 5° Km. Attorno al 7° raggiungo i pacers delle 4 ore e 30 minuti e saluto l’amico Domenico. Allungo un pochino e me li lascio alle spalle; in cuor mio mi immagino che vedrò anche quelli delle 4.15 ma non sarà così. Intanto il trio si sfilaccia, si ricompatta, ma è nella logica della corsa. Il passaggio alla mezza è ben oltre le due ore: il primo tratto ovviamente è stato lentissimo anche se via via si sono recuperate posizioni. Al 25° Km rischio di dover abbandonare: mi guardo la canotta e vedo che stò sanguinando: maledetti capezzoli! Nemmeno il cerotto è servito ad evitarne lo sfregamento, si è staccato e adesso ci sono ancora troppi Km da fare. Panico! Ma la sensazione la supero dicendomi che prima o poi troverò un posto medico dove qualche rimedio si troverà. Intanto corro con una spugna tenuta sul capezzolo per evitare il peggiorare della situazione. Ma come si fa a correre così? Non aiuta neppure il passaggio nel tratto nuovo del percorso che francamente a me è parso più noioso e lungo rispetto al transito sulla tangenziale che si correva nelle edizioni precedenti. Finalmente trovo il posto medico e lì mi mettono un po’ di vaselina e dei cerotti che fortunatamente hanno resistito fino alla fine. Più di me.
Al 30° Km mi si affievolisce la luce e l’energia si riduce al minimo vitale. Non è un vero e proprio muro, non ci ho sbattuto contro, semplicemente ho registrato che le forze andavano spegnandosi pian piano come un lumicino. Ho bevuto e ho camminato per circa 500 metri e intanto mi ha riraggiunto Paolo, anche lui molto provato. Riprendo a correre (e riperdo Paolo) e si arriva, dopo il sottopassaggio, al cuore della Roma monumentale. L’emozione è forte, la forza è debole, il coraggio tenta di sopperire alla mancanza di energia. Altro stop con breve camminata in occasione del ristoro poco prima di piazza Venezia. E si affronta la bellissima e interminabile via del Corso e poi il tratto più duro ma più suggestivo con un susseguirsi di luoghi straordinari: piazza del Popolo, piazza di Spagna, la fontana di Trevi. Al 39° Km mi dico che del crono non me frega nulla e l’obiettivo di finire è ormai raggiunto e allora stacco la spina e cammino tranquillamente per circa 1 Km e mezzo. In cima alla salita di via dei Cerchi riprendo a correre e nel tratto di via di S.Gregorio e sulla salita attorno al Colosseo supero una marea di podisti che si trascinano al passo, stravolti dalla fatica. Taglio il traguardo a braccia alzate. Ricevo e bacio la medaglia. E’ finita, ce l’ho fatta ancora una volta!
Nessun dolore di quelli che temevo e tutto sommato non ho neppure la sensazione disfatta delle precedenti maratone.
Sono felice, felicissimo.
Ho stabilito il mio personale negativo ma non me frega niente: che avessi i coglioni l’avevo già dimostrato diventando maratoneta; adesso ho capito che non ne ho il fisico, ci dovrei lavorare a lungo e mancherebbe sempre qualcosa nel mio DNA.
Ma ho una certezza: lo spirito, quello sì, è quello del maratoneta. Grazie Roma!
martedì 20 marzo 2012
venerdì 16 marzo 2012
Tutto pronto?
Mi rimane solo da controllare la check list per non dimenticare di portarmi quello che serve; preparare i bagagli e…. via.
Inutile che esprima qui cosa mi passa per la testa. Ieri ho fatto un’oretta di corsa, 11 Km, ma solo per vedere in che condizioni erano il mio piede (quello “sano” che inizia a dare segnali preoccupanti di tendinite) e il mio bacino (la pubalgia pare essere tornata a livelli trascurabili). Ho provato a tenere un ritmo “da maratona” ma la media di 5’20” mi dice che sui 42K andrò decisamente più piano.
Sono consapevole che a causa di infortuni e di ostacoli vari non ho potuto prepararmi adeguatamente e dunque mi appresto a realizzare non il mio PB ma il mio WB (peggior personale) ma questa cosa non mi dà inquietudine ma solo serenità.
Sarà quel che sarà: ho ancora impressa nella mente l’immagine della clinica Città di Brescia dove poco meno di un anno fa sono stato sottoposto all’intervento chirurgico di risanamento del tendine d’Achille destro; immagine fissata dal mio sguardo domenica scorsa mentre stavo transitando, proprio lì davanti all'ingresso, al 18° Km della mezza maratona di Brescia.
E adesso, meno di un anno dopo, mi ritrovo alla partenza di una maratona! La mia vittoria è già questa; tutto il resto, sofferenza compresa, sarà il suggello di un mezzo miracolo (non sono più un giovincello) che temevo non si sarebbe potuto realizzare.
Sono ancora un runner, sarò ancora un maratoneta?
Mi faccio il consueto “in bocca al lupo”, anzi “alla lupa”.
Se va tutto bene e sarò ancora integro, ne riparliamo settimana prossima.
Roma, anche stavolta, eccomi a te!
Inutile che esprima qui cosa mi passa per la testa. Ieri ho fatto un’oretta di corsa, 11 Km, ma solo per vedere in che condizioni erano il mio piede (quello “sano” che inizia a dare segnali preoccupanti di tendinite) e il mio bacino (la pubalgia pare essere tornata a livelli trascurabili). Ho provato a tenere un ritmo “da maratona” ma la media di 5’20” mi dice che sui 42K andrò decisamente più piano.
Sono consapevole che a causa di infortuni e di ostacoli vari non ho potuto prepararmi adeguatamente e dunque mi appresto a realizzare non il mio PB ma il mio WB (peggior personale) ma questa cosa non mi dà inquietudine ma solo serenità.
Sarà quel che sarà: ho ancora impressa nella mente l’immagine della clinica Città di Brescia dove poco meno di un anno fa sono stato sottoposto all’intervento chirurgico di risanamento del tendine d’Achille destro; immagine fissata dal mio sguardo domenica scorsa mentre stavo transitando, proprio lì davanti all'ingresso, al 18° Km della mezza maratona di Brescia.
E adesso, meno di un anno dopo, mi ritrovo alla partenza di una maratona! La mia vittoria è già questa; tutto il resto, sofferenza compresa, sarà il suggello di un mezzo miracolo (non sono più un giovincello) che temevo non si sarebbe potuto realizzare.
Sono ancora un runner, sarò ancora un maratoneta?
Mi faccio il consueto “in bocca al lupo”, anzi “alla lupa”.
Se va tutto bene e sarò ancora integro, ne riparliamo settimana prossima.
Roma, anche stavolta, eccomi a te!
lunedì 12 marzo 2012
Brescia: ok la mezza ma ...
Non potevo mancare alla giornata di festa della mia città. La Brescia Art marathon (BAM) quest’anno è stata baciata da una bella giornata serena e da un’organizzazione molto migliorata rispetto alle scorse edizioni, grazie anche all’intelligente ordinanza di chiusura delle strade del centro al traffico automobilistico. Per la verità qualche “intelligentone” su quattro ruote c’è stato anche stavolta: clacson a tutta e persino qualche tentativo di sfondamento del blocco, con conseguenze drammatiche solo sfiorate (ho assistito io stesso a una di queste scene con l’atleta che mi precedeva di qualche metro miracolosamente sfiorato da una “campionessa” in auto uscita da dietro una delle transenne che le chiudevano il varco!) ma nel complesso stavolta è andata abbastanza bene. Poco o scarso il pubblico sul percorso ed è un peccato perché molti sono venuti a Brescia a correre provenienti da altre città e avrebbero meritato un po’ di incoraggiamento in più.
Ma veniamo alla mia gara, che gara proprio non era in quanto la mia intenzione era di correre tranquillo a ritmo prossimo a quello che dovrei tenere a Roma. Ho scelto la mezza maratona, scartando per ovvi motivi la distanza regina, la 42K, che pur non essendo particolarmente bella dal punto di vista paesaggistico si presenta però come una della maratone più veloci d’Italia e prima o poi magari un pensierino ce lo farò. Ho scartato anche la 10K perché su quella distanza non ha senso correre al risparmio, lì è necessario partire a tutta e dare il massimo fino alla fine ma non è il periodo giusto per me.
La mezza, dunque. Fino al 9° Km si corre sullo stesso tragitto della maratona e poi i due percorsi si separano: verso sud e la pianura i maratoneti, verso nord la mezza con passaggio a Urago Mella e Collebeato, in leggera salita, attraversando i luoghi che mi sono famigliari. Da Collebeato si ritorna in città in leggera e costante discesa che aiuta a riprendere fiato e non perdere velocità. Mi sono fermato solo al 15° Km a bere un po’ d’acqua ma poi ho ripreso la corsa. Corsa che è stata caratterizzata da un continuo e fastidioso dolore al tendine d’Achille; non quello operato un anno fa ma l’altro! Al 18° Km siamo transitati davanti all’ospedale “Città di Brescia” dove un anno fa ho subìto l’intervento chirurgico. Il pensiero è corso a quelle giornate e ritrovarmi meno di un anno dopo a correre mi ha fatto emozionare un pochino.
Appena tagliato il traguardo mi sono recato subito alla tenda dei massaggi dove una graziosa ragazza mi ha preso tra le sue mani e mi ha veramente rigenerato con un massaggio che ho gradito molto. Mi ha tastato anche il tendine che era in effetti gonfio e dolorante al tatto, mi ha poi applicato del ghiaccio e mi ha consigliato di farlo durante la giornata. Sono ovviamente molto preoccupato perché il gonfiore e il dolore erano evidenti; in queste condizioni tentare la maratona di Roma sarà un’impresa ardua. Vedrò cosa mi consiglia il fisioterapista oggi e intanto… prego.
Non posso chiudere senza un pensiero gradito ai compagni di squadra della Libertas Castegnato: eravamo un bel gruppo stavolta e abbiamo condiviso una bella giornata di sport che stasera troverà un’ulteriore sottolineatura in pizzeria. Grazie a loro stò veramente vivendo la passione podistica con molta serenità, senza l’assillo della prestazione e altre preoccupazioni. Siamo un bel gruppo. Grazie ragazzi!
Dettagli:
tempo ufficiale: 1.51.03 - real time: 1.49.40 - pos: 450 su 706 (IP=64) - pos. cat.: 30 su 44 (IC=68)
lunedì 5 marzo 2012
Cercasi energia.
Continua tra alti (pochi) e bassi (molti) la mia marcia di avvicinamento alla maratona di Roma.
Dopo il lungo di domenica scorsa di 30 Km con il drappello degli amici della Libertas Castegnato, ho voluto replicare ieri, anche se a 15 giorni dalla maratona i giochi dovrebbero già essere fatti e sarebbe ora di iniziare lo scarico. Ma avendo fatto tutta la preparazione “alla Katzen” mi sono ritrovato a constatare che sono molto indietro sia come potenza (velocità) che come resistenza (distanza).
Ieri volevo provare a fare almeno una trentina di Km e ho scelto la corsa non competitiva di Azzano Mella dove mi sono recato abbastanza presto con l’intenzione di percorrere per due volte il giro lungo da 15 Km. Bene il primo giro, un po’ più di affaticamento nel secondo, complice anche il fatto che buona parte del percorso era su sterrato e lungo l’argine del Mella. Arrivato al traguardo avevo ancora un paio di Km da fare per arrivare a 30 ma da un pezzo avevo una bella chiazza insanguinata sulla maglietta dovuta al solito problema dello sfregamento dei capezzoli che avevo protetto con del cerotto che evidentemente si era staccato presto, e così ho concluso a 28 con un po’ di stanchezza di troppo.
Mi si prospetta dunque una maratona che sarà caratterizzata da fatica immensa e prestazione che sarà la peggiore della mia storia podistica, a meno di qualche intervento soprannaturale, ma penso che il buon Dio avrà certamente cose ben più importanti da pensare.
Domenica prossimo concluderò la preparazione (se così si può chiamare) con la mezza di Brescia, 21 Km che farò a ritmo maratona, cioè lenti e senza alcuna velleità agonistica.
Come alibi devo precisare che stò ancora facendo terapia fisica in palestra per sconfiggere la subdola pubalgia che mi ha messo in ginocchio e da cui pian piano stò recuperando, grazie anche all’abilità del mio fisioterapista. Però non riesco a capire come mai faccio così fatica e il correre non mi dà le buone sensazioni che provavo un paio di mesi fa.
Come mi sento? Mah, forse l’ottimismo è un’altra cosa rispetto a ciò che provo adesso….
Dopo il lungo di domenica scorsa di 30 Km con il drappello degli amici della Libertas Castegnato, ho voluto replicare ieri, anche se a 15 giorni dalla maratona i giochi dovrebbero già essere fatti e sarebbe ora di iniziare lo scarico. Ma avendo fatto tutta la preparazione “alla Katzen” mi sono ritrovato a constatare che sono molto indietro sia come potenza (velocità) che come resistenza (distanza).
Ieri volevo provare a fare almeno una trentina di Km e ho scelto la corsa non competitiva di Azzano Mella dove mi sono recato abbastanza presto con l’intenzione di percorrere per due volte il giro lungo da 15 Km. Bene il primo giro, un po’ più di affaticamento nel secondo, complice anche il fatto che buona parte del percorso era su sterrato e lungo l’argine del Mella. Arrivato al traguardo avevo ancora un paio di Km da fare per arrivare a 30 ma da un pezzo avevo una bella chiazza insanguinata sulla maglietta dovuta al solito problema dello sfregamento dei capezzoli che avevo protetto con del cerotto che evidentemente si era staccato presto, e così ho concluso a 28 con un po’ di stanchezza di troppo.
Mi si prospetta dunque una maratona che sarà caratterizzata da fatica immensa e prestazione che sarà la peggiore della mia storia podistica, a meno di qualche intervento soprannaturale, ma penso che il buon Dio avrà certamente cose ben più importanti da pensare.
Domenica prossimo concluderò la preparazione (se così si può chiamare) con la mezza di Brescia, 21 Km che farò a ritmo maratona, cioè lenti e senza alcuna velleità agonistica.
Come alibi devo precisare che stò ancora facendo terapia fisica in palestra per sconfiggere la subdola pubalgia che mi ha messo in ginocchio e da cui pian piano stò recuperando, grazie anche all’abilità del mio fisioterapista. Però non riesco a capire come mai faccio così fatica e il correre non mi dà le buone sensazioni che provavo un paio di mesi fa.
Come mi sento? Mah, forse l’ottimismo è un’altra cosa rispetto a ciò che provo adesso….
lunedì 20 febbraio 2012
Giulietta & Romeo half marathon
Il primo imbarazzo è stato il numero di pettorale: 49 per una gara che ha annoverato ben oltre 4000 iscritti.
Misteri dell’organizzazione. Eppure mi ero iscritto riportando fedelmente il mio PB sulla distanza (quell’1.37 e rotti che per adesso vedo come un miraggio lontanissimo) e infatti mi hanno assegnato la griglia VERDE.
Sono partito in compagnia di un nutrito gruppo di compagni di squadra e questo fatto mi ha messo di buonumore; inoltre buona parte di noi, accompagnati dalle rispettive consorti, ci saremmo poi fermati a Verona per il pranzo. Così è stato e infatti ammetto che le energie spese per la gara sono state ampiamente e abbondantemente reintegrate nel pomeriggio.
Ma veniamo alla gara: ero in pensiero per la pubalgia e non sapevo cosa sarebbe stato saggio fare. Rinunciare? Sì, ma poi come la metto con la maratona in programma tra meno di un mese?
Mi sono ripromesso di correre senza strafare cercando di mantenermi in buone condizioni e se, ahimè, il dolore fosse sopraggiunto, mi sarei arreso senza rischiare di peggiorare la situazione. Gran confusione in zona partenza: eravamo davvero tantissimi e la scelta di far partire la gara dallo stadio l’ho considerata saggia. Poco tempo per ritirare il pettorale e prepararsi e già è ora di entrare in griglia. Il cielo è grigio e rischia anche di minacciare pioggia ma non fa freddo, perlomeno non il freddo polare delle ultime settimane. Decido di mettere una maglietta a maniche lunghe con sotto un capo tecnico a pelle e sopra la canotta sociale. E sotto solo i pantaloncini estivi, le gambe non sono un problema, correndo si scaldano. Curiosamente indosso i guanti (rossi) mentre in testa mi metto una cuffia. Insomma, non sono un bel soggetto da immortalare in foto, come potete vedere :)
Si parte e subito noto la presenza dei palloncini dei pacers e tra quelli dell’1.40 una bella “leprottina” con tanto di codino che mi attira… ma so che quel tempo sarà fuori della mia portata. Non ho mai amato la presenza dei “palloncini” perché a un certo punto se vai in crisi e ti superano hai voglia a riprenderti dalla mazzata! Infatti a un certo punto della gara verrò preso da quelli dell’1.50 e li recupererò solo all’ultimo Km. Il percorso è tortuoso, ci sono numerosi cambi di direzione e incroci per cui non si sa se si sta andando a nord o a sud. Avevo anche seguito il video del percorso ma in diretta i riferimenti sono davvero difficili da avere. Per contro è molto suggestivo il doppio passaggio nel centro storico che ci ha fatto toccare praticamente tutti i luoghi più caratteristici della città che è giustamente insignita del titolo di patrimonio mondiale dell’umanità. Bello il passaggio in arena, ma sarebbe stato molto più da brividi se ci fosse stato il pubblico sugli spalti. Ma non si può avere tutto. Arrivo soddisfatto per essere sotto l’ora e cinquanta e soprattutto perché non avverto dolore, solo un leggero pizzicore che mi fa ricordare che il problemino fisico c’è.
Real time: 1.49.02
posizione finale maschile 2201 su 3411 arrivati (IP 65%)
categoria M6 92° su 220 (IC 42%)
Odissea finale per avvicinarmi al ristori dove ho potuto prendere un bicchiere di succo, freddo, forse troppo. Ulteriore odissea per la riconsegna del chip. Siamo proprio italiani: l’idea di mettersi tranquillamente in fila non passa per la testa a nessuno, né organizzatori né atleti, tutti a spingere e sgomitare, bagnati di sudore e desiderosi di uscire quanto prima da quella situazione.
Meno caotico il recupero della sacca indumenti, ma qui mi ha agevolato il numero basso di pettorale, salvo poi fare strip tease direttamente in strada con la gente che passava….
Poi l’assalto al bus navetta per tornare allo stadio, riuscire a farsi la doccia e finalmente essere pronto per il “terzo tempo”.
Tutto bene, dai. Sono decisamente giù di forma e la cosa in ottica maratona mi inquieta un pochino, ma anche questa è fatta, un’altra medaglia arricchisce il mio medagliere e se lo guardo mi compiaccio di quello che ho realizzato in questi pochi anni di vita da runner. Alla prossima.
martedì 14 febbraio 2012
Pubalgia!
Come sospettavo e temevo ecco la sentenza: trattasi proprio di pubalgia. Sono andato da un medico dello sport al centro Sportlife di Brescia dove ho fatto l'ecografia ai muscoli adduttori e addominali e il referto è quello che riporto qui sotto.
La cosa che mi consola è che il medico mi ha detto di non fermarmi ma solamente di ridurre il carico e soprattutto di attivarmi a fare gli esercizi di stretching e potenziamento dei muscoli stabilizzatori del bacino, massaggi (fatti da uno competente!) e quant'altro.
Il problema pare sia nato dal fatto che l'operazione al tendine di Achille dell'anno scorso ha in qualche modo indebolito la struttura, inoltre ho una muscolatura della gamba piuttosto forte e i tendini devono sopportare uno stress e un carico che li porta in sofferenza.
Tutto questo per dire che non mi è preclusa la partecipazione alla maratona di Roma ma senza forzare e, aggiungo io, senza voli pindarici di fantasia sulla prestazione: quel che verrà verrà, l'importante sarà arrivare fino in fondo, possibilmente sano e salvo.
Intanto dopo uno stop che si è protratto per oltre una settimana, visto anche che il freddo polare ha mollato un pò, riprenderò a fare qualche uscita (e domenica c'è la mezza di Verona!!!).
La cosa che mi consola è che il medico mi ha detto di non fermarmi ma solamente di ridurre il carico e soprattutto di attivarmi a fare gli esercizi di stretching e potenziamento dei muscoli stabilizzatori del bacino, massaggi (fatti da uno competente!) e quant'altro.
Il problema pare sia nato dal fatto che l'operazione al tendine di Achille dell'anno scorso ha in qualche modo indebolito la struttura, inoltre ho una muscolatura della gamba piuttosto forte e i tendini devono sopportare uno stress e un carico che li porta in sofferenza.
Tutto questo per dire che non mi è preclusa la partecipazione alla maratona di Roma ma senza forzare e, aggiungo io, senza voli pindarici di fantasia sulla prestazione: quel che verrà verrà, l'importante sarà arrivare fino in fondo, possibilmente sano e salvo.
Intanto dopo uno stop che si è protratto per oltre una settimana, visto anche che il freddo polare ha mollato un pò, riprenderò a fare qualche uscita (e domenica c'è la mezza di Verona!!!).
giovedì 9 febbraio 2012
Eh no, non ci voleva!!!
Posso imprecare?Da qualche giorno avvertivo un dolore nella zona inguinale che si irradiava lungo l’interno della coscia destra ma era un fastidio più che un vero e proprio dolore. Poi la sensazione dolorosa si è intensificata stranamente a riposo, nel letto: vere e proprie fitte a seconda di come appoggiavo la gamba.
Fitte che non riuscivo a capire bene se localizzate sulla coscia o più su in zona inguinale o addirittura al basso ventre. Ho fatto alcune ricerche in internet e pare che i miei sintomi, che in fase di movimento si attenuano parecchio, siano proprio quelli di una vera e propria pubalgia, in termini tecnici “mioentesite” che colpisce i punti di inserzione sull'osso pubico di diversi muscoli: adduttori, pettineo, piramidale, retti addominali, obliqui addominali, trasversi addominali. Viene provocata generalmente da un carico eccessivo nel corso dell'attività sportiva.
Prima di accettare questa evenienza ho fatto una visita dal mio medico curante che mi ha diagnosticato un probabile stiramento dell’adduttore e mi ha prescritto degli antiffiamatori (di cui però non intendo abusarne) e riposo assoluto per almeno una quindicina di giorni (ma come si fa, con Roma alle porte?); ma soprattutto ho fissato per lunedì pomeriggio una visita da uno specialista dello sport. Vediamo cosa mi dirà.
Intanto incrocio le dita e tutto ciò che posso incrociare….
Non vorrei dover rinunciare alla maratone di Roma, a costo di farmela tutta a piedi (in fin dei conti basta stare entro il tempo massimo che dovrebbe essere attorno alle otto ore).
Inutile dire che ho il morale in caduta libera...
martedì 7 febbraio 2012
Visita agonistica e tapis roulant
Abile, arruolato!
Ho fatto ieri pomeriggio la consueta visita medica annuale per il rinnovo della certificazione di abilità alla pratica agonistica.
Mi hanno sottoposto al test da sforzo sul cicloergometro e poi, cardiogramma alla mano, mi è stata fatta la visita medica.
Pare che vada tutto bene; dopo avermi tastato ed armeggiato un pò il medico mi ha congedato con un “tutto ok, lei può tranquillamente continuare a fare sport” e così per un altro anno sono a posto.
Sono giornate freddissime anche se rispetto al resto d’Italia (e d’Europa) qui la neve non ha provocato grossi problemi, ne sono scesi solo pochi centimetri ma le bassissime temperature (abbiamo toccato i -12°C) hanno trasformato in ghiaccio tutto il manto bianco per cui uscire a correre oltre che fastidioso (occorre infatti bardarsi per bene pena congelamento) è anche abbastanza rischioso.
E allora che fare? Ho in casa un tapis roulant, acquistato da mio figlio, e per la verità a me non è mai piaciuto, però a mali estremi, estremi rimedi e quindi mi sono deciso a svolgere il mio allenamento su quel macchinario infernale.
La prima difficoltà è stata digerire le diverse indicazioni sul display: qui si ragiona in termini di Km/h anziché di min/Km e la cosa mi ha dato parecchio fastidio. Ho impostato una specie di ripetute concluse come nel prospetto seguente.
Nonostante fossi (s)vestito solamente con calzoncini e canotta come se fosse pieno agosto e l’ambiente non fosse per nulla riscaldato, al termine della prova ero abbondantemente sudato, praticamente fradicio da capo a piedi.
Però alla fine devo riconoscere che il mio giudizio sul tapis roulant è meno negativo di quel che era all’inizio. Evitare di uscire col freddo e col buio e non rinunciare all’allenamento ha i suoi vantaggi. Però… prima o poi finirà questo clima assurdo, e allora comincerò a lamentarmi del caldo….
Ho fatto ieri pomeriggio la consueta visita medica annuale per il rinnovo della certificazione di abilità alla pratica agonistica.
Mi hanno sottoposto al test da sforzo sul cicloergometro e poi, cardiogramma alla mano, mi è stata fatta la visita medica.
Pare che vada tutto bene; dopo avermi tastato ed armeggiato un pò il medico mi ha congedato con un “tutto ok, lei può tranquillamente continuare a fare sport” e così per un altro anno sono a posto.
Sono giornate freddissime anche se rispetto al resto d’Italia (e d’Europa) qui la neve non ha provocato grossi problemi, ne sono scesi solo pochi centimetri ma le bassissime temperature (abbiamo toccato i -12°C) hanno trasformato in ghiaccio tutto il manto bianco per cui uscire a correre oltre che fastidioso (occorre infatti bardarsi per bene pena congelamento) è anche abbastanza rischioso.
E allora che fare? Ho in casa un tapis roulant, acquistato da mio figlio, e per la verità a me non è mai piaciuto, però a mali estremi, estremi rimedi e quindi mi sono deciso a svolgere il mio allenamento su quel macchinario infernale.
La prima difficoltà è stata digerire le diverse indicazioni sul display: qui si ragiona in termini di Km/h anziché di min/Km e la cosa mi ha dato parecchio fastidio. Ho impostato una specie di ripetute concluse come nel prospetto seguente.
| step | dist | min/Km |
1
|
800
|
7.30
|
2
|
800
|
4.17
|
3
|
400
|
7.30
|
4
|
800
|
4.17
|
5
|
400
|
7.30
|
6
|
800
|
4.17
|
7
|
400
|
7.30
|
8
|
800
|
4.17
|
9
|
400
|
7.30
|
10
|
800
|
4.17
|
11
|
400
|
7.30
|
12
|
800
|
4.17
|
13
|
400
|
7.30
|
14
|
800
|
4.17
|
15
|
400
|
7.30
|
16
|
800
|
4.17
|
17
|
400
|
7.30
|
18
|
600
|
6.00
|
tot
|
11000
|
5.33
|
Nonostante fossi (s)vestito solamente con calzoncini e canotta come se fosse pieno agosto e l’ambiente non fosse per nulla riscaldato, al termine della prova ero abbondantemente sudato, praticamente fradicio da capo a piedi.
Però alla fine devo riconoscere che il mio giudizio sul tapis roulant è meno negativo di quel che era all’inizio. Evitare di uscire col freddo e col buio e non rinunciare all’allenamento ha i suoi vantaggi. Però… prima o poi finirà questo clima assurdo, e allora comincerò a lamentarmi del caldo….
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