I MIEI PERSONAL BEST
10 K 44'.24"05/10/2008 Milano - "Deejay Ten"
Mezza maratona 1h.37'.19"08/11/2009 Carpenedolo - "2a Maratonina del Basso Garda"
Maratona 3h.55'.27"22/03/2009 Roma - "XV Maratona di Roma"
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lunedì 23 novembre 2009

22 novembre: Castelmella - 10K - 44'27"

Oggi gara competitiva del circuito Hinterland Gardesano a Castelmella nell'immediata periferia sud di Brescia.
Avevo voglia di cimentarmi in una gara breve per testare la mia condizione in attesa della mezza maratona di Padenghe domenica prossima. La scelta è caduta su Castelmella per due motivi: era una gara competitiva e dunque "stimolante" abbastanza e poi eravamo un bel gruppo (10) della società e ci siamo dunque portati a casa un riconoscimento che fa sempre piacere.
Tempo meteo tutto sommato buono anche se la cappa di grigiume non era certo un bel biglietto da visita. Buona l'organizzazione, non granchè il percorso che prevedeva un lungo tratto lungo l'argine sterrato del Mella.
Dopo aver fatto un breve riscaldamento e salutato qualche amico con cui ci si ritrova ormai quasi sempre a queste manifestazioni domenicali, ci si prepara alla partenza. Pronti via e parto abbastanza deciso per non perdere subito terreno rispetto agli "extraterrestri" che viaggiano a 3' e qualcosa. Al terzo Km vedo e raggiungo Walter S. anche lui partito veloce. Il ritmo è elevato e sento che sono al limite delle mie possibilità (stò attorno ai 4.15-4.20). Lo sterrato del Mella mi mette subito un pò di freno ma vado abbastanza bene almeno fino al 6° Km dove inizio ad accusare un pochino di fiatone e rallento per portarmi attorno ai 4.40. Intanto mi ha raggiunto e superato Luca ma sò che i suoi tempi sono ancora inaccessibili per me. Finito lo sterrato gli ultimi 3 Km su asfalto li corro con meno fatica (4.26 - 4.30 - 4.18). Mi raggiunge Fabio, di Castegnato, va veloce e mi lascia indietro ma lo tengo puntato e arriverò a qualche metro da lui con il rettilineo finale, infinito, che mi vede fare una bella progressione. Stoppo il garmin a 44'27" a 9,98 Km. Non sò se rammaricarmi guardando la tabella dei miei personali (44'24" sui 10K) o se essere soddisfatto per aver tenuto una buona media (4.27 con 165 bpm di FC media e 175 bpm FC max).
Mi sono divertito ed è quello che conta.

[dettagli su Garmin Connect]

venerdì 20 novembre 2009

una telefonata inaspettata... mitico Bress!

Appena rientrato dalla pausa pranzo ero comodamente seduto in un luogo “particolarmente riservato” e stavo sfogliando una rivista, guarda caso, di corsa quando mi squilla il cellulare.

- Pronto?

- Buongiorno, sono il Bress!

Quale sorpresa!
E che emozione!
Proprio lui, il "mitico" Bress fulmineo presidente.
Per pura casualità avevo appena finito di leggere il suo ultimo post sul suo blog giusto per scoprire che si stà dando da fare, oltre che a correre (e quanto veloce corre, complimenti!), ad organizzare una gara tra amici che ha uno scopo particolare: quello di "ringraziare perché abbiamo la fortuna di avere due gambe che corrono".
Grazie Bress, mi ha fatto riflettere questa tua affermazione.
Di solito ci intestardiamo su ritmi, frequenze cardiache, strategie, allenamenti… e non si pensa mai che il solo fatto di poter disporre di tutte le facoltà fisiche non è per niente una cosa dovuta.
Tutto è grazia.
Il ringraziamento è il minimo che ci sia concesso di dover fare.

Sempre sulla stessa rivista (Runner’s world) ho letto una frase che mi è piaciuta, ed è questa:
“Il vero miracolo non è essere giunto al traguardo, ma aver avuto il coraggio di partire.”

Capitolo corsa: dopo l'uscita di mercoledì sera con Roberto, stasera si replica ma solo per un'oretta scarsa a ritmo tranquillo; in serata ho la riunione della mia società, stà per finire l'anno e gli adempimenti (FIDAL e altro) non finiscono mai...

martedì 17 novembre 2009

...e io corro...

Latita il mio blog.
Mi sono accorto che l'ultimo post riguardava la gara di Carpenedolo in cui ho avuto la bella soddisfazione del mio personale sulla mezza maratona.
E poi?
Il blog è rimasto desolatamente vuoto ma io non mi sono certo fermato. Non ho fatto granchè anche perchè al termine del lavoro si arriva a casa che è già buio e la motivazione di uscire a correre è direttamente proporzionale alla durata della luce solare; aggiungiamo poi che in queste giornate c'è stata anche quella pioggerellina noiosa di novembre che invoglia a dormire... e il gioco è fatto!
Come se non bastasse i miei "doveri" di presidente della mia società mi stanno rubando un bel pò di tempo....
Però, anche perchè vedo avvicinarsi inesorabili i miei "amici-avversari" di squadra che minacciano di superarmi alla prima occasione (e non mi riferisco solo a Fatdaddy) ho pensato bene di non fermarmi del tutto ma di uscire anche al buio a fare il mio percorso testando di volta in volta forza, resistenza, fiato, cuore e gambe.
  • mercoledì: 12,9 Km in 1.02.12 (giro dei boschi di Calino) [dettagli]
  • sabato: 14,09 Km in 1.14.23 (giro di Villa Pedergnano, Bellavista, Erbusco) [dettagli]
  • domenica: ripetute con le gambe soto il tavolo (favoloso pranzo di Cresima e Prima comunione del nipote alla trattoria "il gallo" di Clusane d'Iseo) [dettagli non disponibili]
  • lunedì: 10,89 Km in 52.14 (tre volte giro di Calino con salita dalla chiesa) [dettagli]

Ieri sera ho volutamente tenuto un ritmo abbastanza sostenuto, la media è risultata di 4'47"/Km e considerando l'ora tarda, il dopo cena e la salita fatta tre volte direi che mi posso considerare abbastanza soddisfatto.

Stamattina mi sono iscritto alla maratonina di Padenghe del 29 novembre.
Dovrebbe essere l'ultima competitiva del 2009...forse...

domenica 8 novembre 2009

Maratonina del Basso Garda: il PB che non t'aspetti!!!

Cosa sono sei-secondi-sei?

Oggi appena conclusa la maratonina di Carpenedolo, (detta abbastanza impropriamente "del Basso Garda" in quanto il Garda non lo si vedeva neppure col binocolo) ho realizzato che per una manciata di secondi non avevo migliorato il personale. A casa invece, apro il sito TDS e, sorpresa!, il mio real time 1.37.19 è il nuovo PB sulla mezza maratona.
Cosa sono sei piccolissimi secondi? Nulla di più di un soffio; per me lo spartiacque tra una prova buona e una da incorniciare.
La mattina si preannuncia molto difficoltosa: alla partenza (stavolta siamo un bel gruppo numeroso della mia società) piove e fa freddo anche se la pioggia è leggera ma verso sud, in direzione di Carpenedolo nuvoloni neri ci dicono che sarà una mattinata bagnatissima.

Il primo problema è "cosa indosso?" ma alla fine decido (scelta azzeccatissima) di non vestirmi troppo pesante, solo una maglietta bianca a mezze maniche sotto la canotta sociale, pantaloncini "estivi" e cappellino in testa.
Mentre ci rechiamo a Carpenedolo lungo la strada ci sono un sacco di poliziotti e volontari del traffico che presidiano ogni uscita della tangenziale; oggi è il giorno della visita del Papa a Brescia e c'è il rischio di trovare le strade chiuse, ma invece è tutto ok. Penso alla sfortuna dei numerosi fedeli e ragazzi che si accalcheranno in città per vedere e ascoltare il Papa con la pioggia incombente!
Quando è l'ora della partenza come per miracolo la pioggia si arresta e per i primi 10 Km si corre all'asciutto (almeno in alto perchè le pozzanghere sono numerosissime e nel giro di poco i piedi sono già belli bagnati). Corro regolarmente attorno ai 4.30 anche se il garmin non lo guardo quasi mai. Dopo la metà gara inizia un forte vento contrario e trasversale e riprende a piovere. Io ho raggiunto il mio amico Walter S. e nel transito in centro a Montichiari noto che si è staccato ma io proseguo anche se adesso la pioggia è ripresa più forte. Da Montichiari a Carpenedolo la strada non presenta asperità e la corsa è fluida. Al 14° Km prendo un gel, memore delle difficoltà di Venezia, vedo che va tutto bene, sono affaticato ma noto che il mio passo è ancora buono. Davanti ho lunghi tratti di vuoto mentre dietro sento sempre il rumore caratteristico dei piedi che calpestano l'asfalto: stò facendo da lepre a tanti ma non mi importa, il "nemico" da battere sono io. Guardo il garmin e capisco che ho nelle gambe la possibilità di chiudere sotto l'ora e quaranta, il muro dei 100 minuti.
A 3 Km dall'arrivo faccio una rapida operazione 3x5=15, ancora 15 minuti, salvo crolli inattesi il muro dei 100 minuti è ampiamente abbattibile. Ultimo Km mi dico che dovrei rallentare per tentare il tutto per tutto negli ultimi metri ma non rallento, proseguo con passo regolare. Ultima curva, il gonfiabile a poco più di un centinaio di metri e lo speaker che urla "siamo a un'ora e trentasette". NO... il mio PB è 1.37.25 troppo distante il traguardo e infatti lo raggiungo e il garmin mi dice 1.37.31 peccato! Solo pochi secondi in più, ma sono contento perchè ho corso bene e nonostante pioggia, vento e freddo ho fatto un bel tempo (riferito ovviamente alle mie possibilità).


A casa accendo il pc e..... sorpresa, bella, grande, gratificante sorpresa!
Piove e c'è un cielo grigio ma per me oggi è una giornata bellissima!
Grazie amici!

[dettagli su Garmin connect]

venerdì 6 novembre 2009

Quei muri appesi ai Crocefissi…

Il mio post precedente ha scatenato un mezzo "vespaio": dovevo prevederlo.
Ringrazio coloro che hanno voluto commentare, a favore della mia idea o contro. Non voglio replicare, dovrei scrivere un poema e non ne ho il tempo e nemmeno mi piace usare questo blog per arrischiarmi su terreni "minati".
Vorrei però precisare che l'aggettivo "laico" non ha un significato anticristiano come purtroppo sembra averne nella cultura odierna. Io sono un laico anche se credo in Dio e nella Chiesa; sono un laico perchè la mia scelta di vita è stata di non essere un prete. Laico è chi non appartiene al clero: questo è il vero significato della parola "laico", non altro.
Voglio chiudere la parentesi riportando le riflessioni di un grande giornalista cattolico ( e come tale un tantino oscurato dai media): Antonio Socci. Mi pare una bella sintesi e lo ringrazio per aver scritto ciò che segue.

Gesù è stato giudicato – duemila anni fa – dalle varie magistrature del suo tempo. E sappiamo cosa decise la “giustizia” di allora.
Oggi la Corte europea di Strasburgo ha emesso una sentenza secondo cui lasciare esposta nelle scuole la raffigurazione di quell’Innocente massacrato dalla “giustizia umana” viola la libertà religiosa.
E’ stato notato che semmai il crocifisso ricorda a tutti che cosa è la giustizia umana e cosa è il potere ed è quindi un grande simbolo di laicità (sì, proprio laicità) e di libertà (viene da chiedersi se gli antichi giudici di Gesù sarebbero contenti o scontenti che una sentenza di oggi cancelli l’immagine di quel loro “errore giudiziario” o meglio di quella loro orrenda ingiustizia).
Ma discutiamo pacatamente le ragioni della sentenza di oggi: il crocifisso nelle aule, dicono i giudici, costituisce “una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni” e una violazione alla “libertà di religione degli alunni”.
Per quanto riguarda la prima ragione obietto che quel diritto dei genitori è piuttosto leso da legislazioni stataliste che non riconoscono la libertà di educazione e che magari usano la scuola pubblica per indottrinamenti ideologici.
La seconda ragione è ancor più assurda. Il crocifisso sul muro non impone niente a nessuno, ma è il simbolo della nostra storia. Una sentenza simile va bocciata anzitutto per mancanza di senso storico, cioè di consapevolezza culturale, questione dirimente visto che si parla di scuole. Pare ignara di cosa sia la storia e la cultura del nostro popolo.
Per coerenza i giudici dovrebbero far cancellare anche le feste scolastiche di Natale (due settimane) e di Pasqua (una settimana), perché violerebbero la libertà religiosa.
Stando a questa sentenza, l’esistenza stessa della nostra tradizione bimillenaria e la fede del nostro popolo (che al 90 per cento sceglie volontariamente l’ora di religione cattolica) sono di per sé un “attentato” alla libertà altrui.
I giudici di Strasburgo dovrebbero esigere la cancellazione dai programmi scolastici di gran parte della storia dell’arte e dell’architettura, di fondamenti della letteratura come Dante (su cui peraltro si basa la lingua italiana: cancellata anche questa?) o Manzoni, di gran parte del programma di storia, di interi repertori di musica classica e di tanta parte del programma di filosofia.
Infatti tutta la nostra cultura è così intrisa di cristianesimo che doverla studiare a scuola dovrebbe essere considerato – stando a quei giudici – un attentato alla libertà religiosa. In lingua ebraica le lettere della parola “italia” significano “isola della rugiada divina”: vogliamo cancellare anche il nome della nostra patria per non offendere gli atei? E l’Inno nazionale che richiama a Dio?
Perfino lo stradario delle nostre città (Piazza del Duomo, via San Giacomo, piazza San Francesco) va stravolto? Addirittura l’aspetto (che tanto amiamo) delle vigne e delle colline umbre e toscane – come spiegava Franco Rodano – è dovuto alla storia cristiana e ad un certo senso cattolico del lavoro della terra: vogliamo cancellare anche quelle?
Ma non solo. Come suggerisce Alfredo Mantovano, “se un crocifisso in un’aula di scuola è causa di turbamento e di discriminazione, ancora di più il Duomo che ‘incombe’ su Milano o la Santa Casa di Loreto, che tutti vedono dall’autostrada Bologna-Taranto: la Corte europea dei diritti dell’uomo disporrà l’abbattimento di entrambi?”
Signori giudici, si deve disporre un vasto piano di demolizioni, di cui peraltro dovrebbero far parte pure gli ospedali e le università (a cominciare da quella di Oxford) perlopiù nati proprio dal seno della Chiesa?
Infine (spazzata via la Magna Charta, san Tommaso e la grande Scuola di Salamanca) si dovrebbero demolire pure la democrazia e gli stessi diritti dell’uomo (a cominciare dalla Corte di Strasburgo) letteralmente partoriti e legittimati (con il diritto internazionale) dal pensiero teologico cattolico e dalla storia cristiana?
La stessa Costituzione italiana – fondata sulle nozioni di “persona umana” e di “corpi intermedi” (le comunità che stanno fra individui e Stato) – è intrisa di pensiero cattolico. Cancelliamo anche quella come un attentato alla libertà di chi non è cattolico?
E l’Europa? L’esistenza stessa dell’Europa si deve alla storia cristiana, se non altro perché senza il Papa e i re cristiani prima sui Pirenei, poi a Lepanto e a Vienna, l’Europa sarebbe stata spazzata via diventando un califfato islamico.
Direte che esagero a legare al crocifisso tutto questo. Ma c’è una controprova storica. Infatti sono stati i due mostri del Novecento – nazismo e comunismo – a tentare anzitutto di spazzare via i crocifissi dalle aule scolastiche e dalla storia europea.
Odiavano l’innocente Figlio di Dio massacrato sulla croce, furono sanguinari persecutori della Chiesa e del popolo ebraico (i due popoli di Gesù) che martirizzarono in ogni modo e furono nemici assoluti (e devastatori) della democrazia e dei diritti dell’uomo (oltreché della cultura cristiana dell’Europa e della civiltà).
Il nazismo appena salito al potere scatenò la cosiddetta “guerra dei crocefissi” con la quale tentò di far togliere dalle mura delle scuole germaniche l’immagine di Gesù crocifisso.
Non sopportavano quell’ebreo, il figlio di Maria, e volevano soppiantare la croce del Figlio di Dio, con quella uncinata, il simbolo esoterico dei loro dèi del sangue e della forza. Lo stesso fece il comunismo che tentò di sradicare Cristo dalla storia stessa.
Se le moderne istituzioni democratiche europee si fondano sulla sconfitta dei totalitarismi del Novecento, non spetterebbe anche alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo considerare che la tragedia del Novecento è stata provocata da ideologie che odiavano il crocifisso (e tentarono di sradicarlo) e che i loro milioni di vittime si ritrovano significate proprio dal Crocifisso?
Non a caso è stata una scrittrice ebrea, Natalia Ginzburg, a prendere le difese del crocifisso quando – negli anni Ottanta – vi fu un altro tentativo di cancellarlo dalle aule: “Non togliete quel crocifisso” fu il titolo del suo articolo. Scriveva: “il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. E’ l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino allora assente. La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? (…) Dicono che da un crocifisso appeso al muro, in classe, possono sentirsi offesi gli scolari ebrei. Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato, e non è forse morto nel martirio, come è accaduto a milioni di ebrei nei lager? Il crocifisso è il segno del dolore umano”.
La Ginzburg proseguiva: “Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo… prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà fra gli uomini… A me sembra un bene che i ragazzi, i bambini, lo sappiano fin dai banchi della scuola”.
Con tutto il rispetto auspichiamo che pure i giudici lo apprendano. “Il crocifisso fa parte della storia del mondo”, scrive la Ginzburg.
Infine il crocifisso è il più grande esorcismo contro il Male. Infatti non è il crocifisso ad aver bisogno di stare sui nostri muri, ma il contrario. Come dice un verso di una canzone di Gianna Nannini: “Questi muri appesi ai crocifissi…”. Letteralmente crolla tutto senza di lui, tutti noi siamo in pericolo.
Per questo potranno cancellarlo dai muri e alla fine – come accade in Arabia Saudita – potranno proibirci anche di portarne il simbolo al collo, ma nessuno può impedirci di portarlo nel cuore. E questa è la scelta intima di ognuno. La più importante.
Antonio Socci

Dal prossimo post tornerò a parlare di corsa, degli allenamenti fatti di cui non ho ancora dato il resoconto e dei programmi futuri. Intanto stò raccogliendo le storie dei bloggers per vedere di farne una pubblicazione, semplice, ma che le riunisca tutte. Il titolo? "Blogtrotters, storie di corsa e di cuore".

mercoledì 4 novembre 2009

E io lo voglio mettere qui.


Da Te solo Amore, gratuito, per tutti.
Chi non Ti vuole? Perchè?

venerdì 30 ottobre 2009

E adesso che faccio?

La fettuccia sul lastricato di Riva dei sette martiri a Venezia ha segnato un traguardo non solo per la mia maratona ma anche per i miei impegni programmati.
A chi mi chiedeva “cosa hai intenzione di fare a novembre e dicembre?” rispondevo, convinto “Vedrò dopo Venezia in che condizioni fisiche e psicologiche ne uscirò e poi penserò al futuro”.

Ecco, archiviata la mia seconda maratona, guardo avanti e, a parte la mezza di Carpenedolo che è qui dietro l’angolo (8 novembre) a cui mi ero iscritto assieme ai miei compagni di squadra in tempo utile per usufruire della tariffa scontata, per il resto la mia agenda podistica è ancora intonsa.
Dopo una prova come la maratona che richiede mesi di preparazione e si prende una overdose di energie anche emozionali, è facile cadere in una sorta di svuotamento motivazionale pericolosissimo. E’ come quando hai dato un esame a cui hai dedicato giorni e giorni di preparazione e sacrificato tante risorse. Ci si sente talmente appagati che si ha solo voglia di staccare la spina col rischio di rimanere ben presto in “black out”.

E allora caro Sandro è tempo di smettere di voltarsi indietro e compiacerti per l’impresa compiuta (immortalata da diplomi, filmati, fotografie e quant’altro racimolato nel web), ma di riprendere in mano la situazione e trovare subito un altro traguardo.

Il primo pensiero appena chiusa la maratona è stato “Mai più, questo massacro non fa per me”; il secondo “Voglio subito farne un’altra, è troppo bella”.
Mi tenterebbe, lo ammetto, Reggio Emilia, il 13 dicembre ma è il giorno di Santa Lucia (che porta i doni ai bambini) e non posso far torto alla mia piccola Francesca, e neppure a Cecilia perchè sarebbe la classica goccia che fa traboccare il vaso e mi troverei col rischio grossissimo di essere “defenestrato” da casa !!!
Escludo per ora altre località non raggiungibili nella stessa giornata della gara; anche il budget ha le sue esigenze e purtroppo a fine mese si fa sempre più fatica ad arrivare…

Lascio perciò la parola e i suggerimenti ai miei lettori: voi cosa mi consigliate?

Ah, dimenticavo di postare l'allenamento fatto ieri sera, con Roberto. 10 Km a ritmo che per me era un tantino tirato, a circa 5/Km considerato anche che non era pianeggiante. Sul finale ho provato a fare un paio di allunghi: tutto bene ma non ho osato rischiare più di tanto.
I dettagli qui su Garmin Connect.

mercoledì 28 ottobre 2009

Analisi tecnica semiseria della mia Venice Marathon: alla ricerca di un senso (ma c’è?)

A bocce ferme, smaltiti i postumi, i traumi, l’acido lattico, le fatiche, le delusioni, (le emozioni quelle no), ho raccolto i risultati della mia corsa e incrociando, accorpando, estrapolando e “masturbando” gli aridi numeri cerco di trovare un qualche filo logico che mi dia consapevolezza e convinzione (e magari anche qualche nascosto motivo di soddisfazione).
Lunedì sera ho fatto una corsetta di circa una decina di Km per sciogliere la muscolatura e devo dire che è stata una scelta giusta. Adesso mi sento molto meglio e metabolizzo che ho portato a termine un'altra bella impresa che alla mia età non tutti possono vantare...e me ne vanto io!


Dunque, di fronte ai numeri di primo acchito affermo senza tema di smentita che “non è andata così male come al primo momento pensavo”.
E’ vero, avevo incautamente inseguito un obiettivo, quello di finire entro le 3 ore e 50 minuti ma avevo fatti i conti senza l’oste, senza sapere nulla di nulla sul percorso e sugli ostacoli tecnici, fisici, psicologici ed altro che avrei trovato.


Iniziamo dunque a leggere la prima tabella, quella dell’andamento chilometrico dove si nota subito che per i primi 2/3 di gara mi sono mosso praticamente col pilota automatico inserito: ritmo regolare attorno ai 5.15-5.20 e frequenza cardiaca da passeggiata romantica. Ricordo infatti il senso di tranquillità e serenità che ho provato sia sulla riviera del Brenta che nel tratto cittadino di Mestre fino al “maledetto” parco san Giuliano.
Ma poi non è che abbia sbattuto contro il famoso muro (il “drago”), direi che in realtà si è trattato di un affaticamento progressivo generale ma non ho avvertito dolori o crampi, neppure alla fine e il cuore ha sì accelerato ma come si nota la FC MAX non ha mai superatoi 155 bps, dunque a livello fisiologico non ero proprio messo male.
Credo che oltre alla sfera psicologica (quel parco infinito mi ha davvero provato) si sia trattato di una concausa di due errori che ho commesso (mea culpa, mea culpa, sapevo di sbagliare e.. ho sbagliato):
1 – aver bevuto fino al 35° Km solo acqua (e va bene) ma poi aver preso un integratore salino che mi ha “chiuso” lo stomaco.
2 – non aver ingerito nulla di solido (un frutto oppure un gel) col risultato di aver esaurito le scorte energetiche.


La tabella successiva mi dà un motivo in più di consolazione perché mi fa capire che se ho sbagliato io, ebbene sono stato in buona compagnia visto che ho gradualmente recuperato posizioni dall’inizio alla fine nonostante l’evidente flessione cronometrica.
Ho per curiosità inserito anche gli indici IP (indice di posizione), IS (indice sesso), IC (indice categoria) che mi fa vedere il mio piazzamento, fatti 100 i partecipanti, rispettivamente nella classifica generale, in quella dei solo maschi, in quella della mia categoria. Alla fine registro che essendo inferiori a 50 tutti i tre indici vuol dire che mi piazzo sempre nella prima metà della classifica.

Tutto bene? Non so, certamente riguardare ciò che si è fatto è utile per fare esperienza e per non rifare alla prossima maratona gli stessi errori.
Ma di essere libero di farne altri!