I MIEI PERSONAL BEST
10 K 44'.24"05/10/2008 Milano - "Deejay Ten"
Mezza maratona 1h.37'.19"08/11/2009 Carpenedolo - "2a Maratonina del Basso Garda"
Maratona 3h.55'.27"22/03/2009 Roma - "XV Maratona di Roma"
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domenica 8 novembre 2009

Maratonina del Basso Garda: il PB che non t'aspetti!!!

Cosa sono sei-secondi-sei?

Oggi appena conclusa la maratonina di Carpenedolo, (detta abbastanza impropriamente "del Basso Garda" in quanto il Garda non lo si vedeva neppure col binocolo) ho realizzato che per una manciata di secondi non avevo migliorato il personale. A casa invece, apro il sito TDS e, sorpresa!, il mio real time 1.37.19 è il nuovo PB sulla mezza maratona.
Cosa sono sei piccolissimi secondi? Nulla di più di un soffio; per me lo spartiacque tra una prova buona e una da incorniciare.
La mattina si preannuncia molto difficoltosa: alla partenza (stavolta siamo un bel gruppo numeroso della mia società) piove e fa freddo anche se la pioggia è leggera ma verso sud, in direzione di Carpenedolo nuvoloni neri ci dicono che sarà una mattinata bagnatissima.

Il primo problema è "cosa indosso?" ma alla fine decido (scelta azzeccatissima) di non vestirmi troppo pesante, solo una maglietta bianca a mezze maniche sotto la canotta sociale, pantaloncini "estivi" e cappellino in testa.
Mentre ci rechiamo a Carpenedolo lungo la strada ci sono un sacco di poliziotti e volontari del traffico che presidiano ogni uscita della tangenziale; oggi è il giorno della visita del Papa a Brescia e c'è il rischio di trovare le strade chiuse, ma invece è tutto ok. Penso alla sfortuna dei numerosi fedeli e ragazzi che si accalcheranno in città per vedere e ascoltare il Papa con la pioggia incombente!
Quando è l'ora della partenza come per miracolo la pioggia si arresta e per i primi 10 Km si corre all'asciutto (almeno in alto perchè le pozzanghere sono numerosissime e nel giro di poco i piedi sono già belli bagnati). Corro regolarmente attorno ai 4.30 anche se il garmin non lo guardo quasi mai. Dopo la metà gara inizia un forte vento contrario e trasversale e riprende a piovere. Io ho raggiunto il mio amico Walter S. e nel transito in centro a Montichiari noto che si è staccato ma io proseguo anche se adesso la pioggia è ripresa più forte. Da Montichiari a Carpenedolo la strada non presenta asperità e la corsa è fluida. Al 14° Km prendo un gel, memore delle difficoltà di Venezia, vedo che va tutto bene, sono affaticato ma noto che il mio passo è ancora buono. Davanti ho lunghi tratti di vuoto mentre dietro sento sempre il rumore caratteristico dei piedi che calpestano l'asfalto: stò facendo da lepre a tanti ma non mi importa, il "nemico" da battere sono io. Guardo il garmin e capisco che ho nelle gambe la possibilità di chiudere sotto l'ora e quaranta, il muro dei 100 minuti.
A 3 Km dall'arrivo faccio una rapida operazione 3x5=15, ancora 15 minuti, salvo crolli inattesi il muro dei 100 minuti è ampiamente abbattibile. Ultimo Km mi dico che dovrei rallentare per tentare il tutto per tutto negli ultimi metri ma non rallento, proseguo con passo regolare. Ultima curva, il gonfiabile a poco più di un centinaio di metri e lo speaker che urla "siamo a un'ora e trentasette". NO... il mio PB è 1.37.25 troppo distante il traguardo e infatti lo raggiungo e il garmin mi dice 1.37.31 peccato! Solo pochi secondi in più, ma sono contento perchè ho corso bene e nonostante pioggia, vento e freddo ho fatto un bel tempo (riferito ovviamente alle mie possibilità).


A casa accendo il pc e..... sorpresa, bella, grande, gratificante sorpresa!
Piove e c'è un cielo grigio ma per me oggi è una giornata bellissima!
Grazie amici!

[dettagli su Garmin connect]

venerdì 6 novembre 2009

Quei muri appesi ai Crocefissi…

Il mio post precedente ha scatenato un mezzo "vespaio": dovevo prevederlo.
Ringrazio coloro che hanno voluto commentare, a favore della mia idea o contro. Non voglio replicare, dovrei scrivere un poema e non ne ho il tempo e nemmeno mi piace usare questo blog per arrischiarmi su terreni "minati".
Vorrei però precisare che l'aggettivo "laico" non ha un significato anticristiano come purtroppo sembra averne nella cultura odierna. Io sono un laico anche se credo in Dio e nella Chiesa; sono un laico perchè la mia scelta di vita è stata di non essere un prete. Laico è chi non appartiene al clero: questo è il vero significato della parola "laico", non altro.
Voglio chiudere la parentesi riportando le riflessioni di un grande giornalista cattolico ( e come tale un tantino oscurato dai media): Antonio Socci. Mi pare una bella sintesi e lo ringrazio per aver scritto ciò che segue.

Gesù è stato giudicato – duemila anni fa – dalle varie magistrature del suo tempo. E sappiamo cosa decise la “giustizia” di allora.
Oggi la Corte europea di Strasburgo ha emesso una sentenza secondo cui lasciare esposta nelle scuole la raffigurazione di quell’Innocente massacrato dalla “giustizia umana” viola la libertà religiosa.
E’ stato notato che semmai il crocifisso ricorda a tutti che cosa è la giustizia umana e cosa è il potere ed è quindi un grande simbolo di laicità (sì, proprio laicità) e di libertà (viene da chiedersi se gli antichi giudici di Gesù sarebbero contenti o scontenti che una sentenza di oggi cancelli l’immagine di quel loro “errore giudiziario” o meglio di quella loro orrenda ingiustizia).
Ma discutiamo pacatamente le ragioni della sentenza di oggi: il crocifisso nelle aule, dicono i giudici, costituisce “una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni” e una violazione alla “libertà di religione degli alunni”.
Per quanto riguarda la prima ragione obietto che quel diritto dei genitori è piuttosto leso da legislazioni stataliste che non riconoscono la libertà di educazione e che magari usano la scuola pubblica per indottrinamenti ideologici.
La seconda ragione è ancor più assurda. Il crocifisso sul muro non impone niente a nessuno, ma è il simbolo della nostra storia. Una sentenza simile va bocciata anzitutto per mancanza di senso storico, cioè di consapevolezza culturale, questione dirimente visto che si parla di scuole. Pare ignara di cosa sia la storia e la cultura del nostro popolo.
Per coerenza i giudici dovrebbero far cancellare anche le feste scolastiche di Natale (due settimane) e di Pasqua (una settimana), perché violerebbero la libertà religiosa.
Stando a questa sentenza, l’esistenza stessa della nostra tradizione bimillenaria e la fede del nostro popolo (che al 90 per cento sceglie volontariamente l’ora di religione cattolica) sono di per sé un “attentato” alla libertà altrui.
I giudici di Strasburgo dovrebbero esigere la cancellazione dai programmi scolastici di gran parte della storia dell’arte e dell’architettura, di fondamenti della letteratura come Dante (su cui peraltro si basa la lingua italiana: cancellata anche questa?) o Manzoni, di gran parte del programma di storia, di interi repertori di musica classica e di tanta parte del programma di filosofia.
Infatti tutta la nostra cultura è così intrisa di cristianesimo che doverla studiare a scuola dovrebbe essere considerato – stando a quei giudici – un attentato alla libertà religiosa. In lingua ebraica le lettere della parola “italia” significano “isola della rugiada divina”: vogliamo cancellare anche il nome della nostra patria per non offendere gli atei? E l’Inno nazionale che richiama a Dio?
Perfino lo stradario delle nostre città (Piazza del Duomo, via San Giacomo, piazza San Francesco) va stravolto? Addirittura l’aspetto (che tanto amiamo) delle vigne e delle colline umbre e toscane – come spiegava Franco Rodano – è dovuto alla storia cristiana e ad un certo senso cattolico del lavoro della terra: vogliamo cancellare anche quelle?
Ma non solo. Come suggerisce Alfredo Mantovano, “se un crocifisso in un’aula di scuola è causa di turbamento e di discriminazione, ancora di più il Duomo che ‘incombe’ su Milano o la Santa Casa di Loreto, che tutti vedono dall’autostrada Bologna-Taranto: la Corte europea dei diritti dell’uomo disporrà l’abbattimento di entrambi?”
Signori giudici, si deve disporre un vasto piano di demolizioni, di cui peraltro dovrebbero far parte pure gli ospedali e le università (a cominciare da quella di Oxford) perlopiù nati proprio dal seno della Chiesa?
Infine (spazzata via la Magna Charta, san Tommaso e la grande Scuola di Salamanca) si dovrebbero demolire pure la democrazia e gli stessi diritti dell’uomo (a cominciare dalla Corte di Strasburgo) letteralmente partoriti e legittimati (con il diritto internazionale) dal pensiero teologico cattolico e dalla storia cristiana?
La stessa Costituzione italiana – fondata sulle nozioni di “persona umana” e di “corpi intermedi” (le comunità che stanno fra individui e Stato) – è intrisa di pensiero cattolico. Cancelliamo anche quella come un attentato alla libertà di chi non è cattolico?
E l’Europa? L’esistenza stessa dell’Europa si deve alla storia cristiana, se non altro perché senza il Papa e i re cristiani prima sui Pirenei, poi a Lepanto e a Vienna, l’Europa sarebbe stata spazzata via diventando un califfato islamico.
Direte che esagero a legare al crocifisso tutto questo. Ma c’è una controprova storica. Infatti sono stati i due mostri del Novecento – nazismo e comunismo – a tentare anzitutto di spazzare via i crocifissi dalle aule scolastiche e dalla storia europea.
Odiavano l’innocente Figlio di Dio massacrato sulla croce, furono sanguinari persecutori della Chiesa e del popolo ebraico (i due popoli di Gesù) che martirizzarono in ogni modo e furono nemici assoluti (e devastatori) della democrazia e dei diritti dell’uomo (oltreché della cultura cristiana dell’Europa e della civiltà).
Il nazismo appena salito al potere scatenò la cosiddetta “guerra dei crocefissi” con la quale tentò di far togliere dalle mura delle scuole germaniche l’immagine di Gesù crocifisso.
Non sopportavano quell’ebreo, il figlio di Maria, e volevano soppiantare la croce del Figlio di Dio, con quella uncinata, il simbolo esoterico dei loro dèi del sangue e della forza. Lo stesso fece il comunismo che tentò di sradicare Cristo dalla storia stessa.
Se le moderne istituzioni democratiche europee si fondano sulla sconfitta dei totalitarismi del Novecento, non spetterebbe anche alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo considerare che la tragedia del Novecento è stata provocata da ideologie che odiavano il crocifisso (e tentarono di sradicarlo) e che i loro milioni di vittime si ritrovano significate proprio dal Crocifisso?
Non a caso è stata una scrittrice ebrea, Natalia Ginzburg, a prendere le difese del crocifisso quando – negli anni Ottanta – vi fu un altro tentativo di cancellarlo dalle aule: “Non togliete quel crocifisso” fu il titolo del suo articolo. Scriveva: “il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. E’ l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino allora assente. La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? (…) Dicono che da un crocifisso appeso al muro, in classe, possono sentirsi offesi gli scolari ebrei. Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato, e non è forse morto nel martirio, come è accaduto a milioni di ebrei nei lager? Il crocifisso è il segno del dolore umano”.
La Ginzburg proseguiva: “Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo… prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà fra gli uomini… A me sembra un bene che i ragazzi, i bambini, lo sappiano fin dai banchi della scuola”.
Con tutto il rispetto auspichiamo che pure i giudici lo apprendano. “Il crocifisso fa parte della storia del mondo”, scrive la Ginzburg.
Infine il crocifisso è il più grande esorcismo contro il Male. Infatti non è il crocifisso ad aver bisogno di stare sui nostri muri, ma il contrario. Come dice un verso di una canzone di Gianna Nannini: “Questi muri appesi ai crocifissi…”. Letteralmente crolla tutto senza di lui, tutti noi siamo in pericolo.
Per questo potranno cancellarlo dai muri e alla fine – come accade in Arabia Saudita – potranno proibirci anche di portarne il simbolo al collo, ma nessuno può impedirci di portarlo nel cuore. E questa è la scelta intima di ognuno. La più importante.
Antonio Socci

Dal prossimo post tornerò a parlare di corsa, degli allenamenti fatti di cui non ho ancora dato il resoconto e dei programmi futuri. Intanto stò raccogliendo le storie dei bloggers per vedere di farne una pubblicazione, semplice, ma che le riunisca tutte. Il titolo? "Blogtrotters, storie di corsa e di cuore".

mercoledì 4 novembre 2009

E io lo voglio mettere qui.


Da Te solo Amore, gratuito, per tutti.
Chi non Ti vuole? Perchè?

venerdì 30 ottobre 2009

E adesso che faccio?

La fettuccia sul lastricato di Riva dei sette martiri a Venezia ha segnato un traguardo non solo per la mia maratona ma anche per i miei impegni programmati.
A chi mi chiedeva “cosa hai intenzione di fare a novembre e dicembre?” rispondevo, convinto “Vedrò dopo Venezia in che condizioni fisiche e psicologiche ne uscirò e poi penserò al futuro”.

Ecco, archiviata la mia seconda maratona, guardo avanti e, a parte la mezza di Carpenedolo che è qui dietro l’angolo (8 novembre) a cui mi ero iscritto assieme ai miei compagni di squadra in tempo utile per usufruire della tariffa scontata, per il resto la mia agenda podistica è ancora intonsa.
Dopo una prova come la maratona che richiede mesi di preparazione e si prende una overdose di energie anche emozionali, è facile cadere in una sorta di svuotamento motivazionale pericolosissimo. E’ come quando hai dato un esame a cui hai dedicato giorni e giorni di preparazione e sacrificato tante risorse. Ci si sente talmente appagati che si ha solo voglia di staccare la spina col rischio di rimanere ben presto in “black out”.

E allora caro Sandro è tempo di smettere di voltarsi indietro e compiacerti per l’impresa compiuta (immortalata da diplomi, filmati, fotografie e quant’altro racimolato nel web), ma di riprendere in mano la situazione e trovare subito un altro traguardo.

Il primo pensiero appena chiusa la maratona è stato “Mai più, questo massacro non fa per me”; il secondo “Voglio subito farne un’altra, è troppo bella”.
Mi tenterebbe, lo ammetto, Reggio Emilia, il 13 dicembre ma è il giorno di Santa Lucia (che porta i doni ai bambini) e non posso far torto alla mia piccola Francesca, e neppure a Cecilia perchè sarebbe la classica goccia che fa traboccare il vaso e mi troverei col rischio grossissimo di essere “defenestrato” da casa !!!
Escludo per ora altre località non raggiungibili nella stessa giornata della gara; anche il budget ha le sue esigenze e purtroppo a fine mese si fa sempre più fatica ad arrivare…

Lascio perciò la parola e i suggerimenti ai miei lettori: voi cosa mi consigliate?

Ah, dimenticavo di postare l'allenamento fatto ieri sera, con Roberto. 10 Km a ritmo che per me era un tantino tirato, a circa 5/Km considerato anche che non era pianeggiante. Sul finale ho provato a fare un paio di allunghi: tutto bene ma non ho osato rischiare più di tanto.
I dettagli qui su Garmin Connect.

mercoledì 28 ottobre 2009

Analisi tecnica semiseria della mia Venice Marathon: alla ricerca di un senso (ma c’è?)

A bocce ferme, smaltiti i postumi, i traumi, l’acido lattico, le fatiche, le delusioni, (le emozioni quelle no), ho raccolto i risultati della mia corsa e incrociando, accorpando, estrapolando e “masturbando” gli aridi numeri cerco di trovare un qualche filo logico che mi dia consapevolezza e convinzione (e magari anche qualche nascosto motivo di soddisfazione).
Lunedì sera ho fatto una corsetta di circa una decina di Km per sciogliere la muscolatura e devo dire che è stata una scelta giusta. Adesso mi sento molto meglio e metabolizzo che ho portato a termine un'altra bella impresa che alla mia età non tutti possono vantare...e me ne vanto io!


Dunque, di fronte ai numeri di primo acchito affermo senza tema di smentita che “non è andata così male come al primo momento pensavo”.
E’ vero, avevo incautamente inseguito un obiettivo, quello di finire entro le 3 ore e 50 minuti ma avevo fatti i conti senza l’oste, senza sapere nulla di nulla sul percorso e sugli ostacoli tecnici, fisici, psicologici ed altro che avrei trovato.


Iniziamo dunque a leggere la prima tabella, quella dell’andamento chilometrico dove si nota subito che per i primi 2/3 di gara mi sono mosso praticamente col pilota automatico inserito: ritmo regolare attorno ai 5.15-5.20 e frequenza cardiaca da passeggiata romantica. Ricordo infatti il senso di tranquillità e serenità che ho provato sia sulla riviera del Brenta che nel tratto cittadino di Mestre fino al “maledetto” parco san Giuliano.
Ma poi non è che abbia sbattuto contro il famoso muro (il “drago”), direi che in realtà si è trattato di un affaticamento progressivo generale ma non ho avvertito dolori o crampi, neppure alla fine e il cuore ha sì accelerato ma come si nota la FC MAX non ha mai superatoi 155 bps, dunque a livello fisiologico non ero proprio messo male.
Credo che oltre alla sfera psicologica (quel parco infinito mi ha davvero provato) si sia trattato di una concausa di due errori che ho commesso (mea culpa, mea culpa, sapevo di sbagliare e.. ho sbagliato):
1 – aver bevuto fino al 35° Km solo acqua (e va bene) ma poi aver preso un integratore salino che mi ha “chiuso” lo stomaco.
2 – non aver ingerito nulla di solido (un frutto oppure un gel) col risultato di aver esaurito le scorte energetiche.


La tabella successiva mi dà un motivo in più di consolazione perché mi fa capire che se ho sbagliato io, ebbene sono stato in buona compagnia visto che ho gradualmente recuperato posizioni dall’inizio alla fine nonostante l’evidente flessione cronometrica.
Ho per curiosità inserito anche gli indici IP (indice di posizione), IS (indice sesso), IC (indice categoria) che mi fa vedere il mio piazzamento, fatti 100 i partecipanti, rispettivamente nella classifica generale, in quella dei solo maschi, in quella della mia categoria. Alla fine registro che essendo inferiori a 50 tutti i tre indici vuol dire che mi piazzo sempre nella prima metà della classifica.

Tutto bene? Non so, certamente riguardare ciò che si è fatto è utile per fare esperienza e per non rifare alla prossima maratona gli stessi errori.
Ma di essere libero di farne altri!

lunedì 26 ottobre 2009

Maratona di Venezia: il drago e l'angelo

Venezia. Da anni mi dicevo “prima o poi ci devo andare”, è una città unica e bellissima, è a poco più di 150 Km da casa mia ma c’è voluta la maratona per farmi ritornare a godere di queste bellezze straordinarie che tutto il mondo ci invidia. L’occasione era anche propizia per festeggiare con Cecilia il nostro 20° anniversario di matrimonio e così ci siamo fatti un week end unendo entrambe le cose.
Nessuno della mia squadra a farmi compagnia (che sapessero già a cosa sarei andato incontro?) ma per fortuna mi sono aggregato agli amici della Libertas Castegnato, società di cui ho fatto parte prima della fondazione della nostra e con i quali mi lega una bella amicizia cementata dalla comune passione podistica e la condivisione della maratona di Roma. Mancava Alberto (Bibe) appiedato da un infortunio fisico che l’ha un po’ depistato dal running (magari la concausa potrebbe essere il matrimonio…) ma ci ha raggiunto alla partenza da Castegnato per darci il saluto e l’incoraggiamento.
Il viaggio l’ho fatto con Massimo accompagnato dalla moglie e dal figlio e così anche le nostre signore hanno trovato subito il modo di “legare” e pianificare la loro vacanza a Venezia nella mattinata di domenica in attesa della conclusione della nostra gara.
Il sabato l’abbiamo passato a fare i turisti per le calli e i canali veneziani (con supplemento di fatica che ovviamente non doveva essere fatta prima della maratona…).
La notte però ho dormito profondamente, l’ansia della gara era svanita, ero consapevole che ormai quel che avevo seminato avrei raccolto e se la semina fosse stata scarsa non avrei dovuto aspettarmi miracoli, ma ero fiducioso.
Al mattino, dopo una buona colazione, rigorosamente dedicata all’immagazzinamento corporeo di carboidrati e zuccheri si sale sul pullman che ci porterà alla partenza a Stra. E lì li vedi tutti i maratoneti, chi più chi meno tesi e concentrati e pronti all’arrembaggio.
A Stra nella moltitudine incredibile di atleti quasi subito noto la sagoma inconfondibile di Albertozan e poi di Gianluca Master runners, poi alla spicciolata incontro diversi blogtrotters e amici di running forum.
E’ bello ritrovarsi così dopo che gli appuntamenti programmati erano “ovviamente” saltati; ognuno ha i suoi personali obiettivi ma ci sentiamo veramente uniti come un’unica famiglia e ci si dà appuntamento sui rispettivi blog/forum.
Ma occorre affrettarsi, il tempo passa e c’è da cambiarsi, consegnare le sacche e ingabbiarsi nei rispettivi settori (io sono in quello di mezzo, stavolta non più in fondo a tutti come a Roma). Alle 9.30 dopo che prima erano partiti i “professionisti” e i disabili ecco il via.
Inizia la mia seconda maratona.
Sono intruppato tra gente sconosciuta con cui ci si scambia qualche battuta al momento; gli altri sono dispersi, chi in altri settori, chi nel mio stesso ma non li vedo. Appena trovo spazio inizio a ingranare il mio passo, regolare, tra i 5.15 e i 5.20.
Stò bene, mi godo anche la bella riviera del Brenta, ad ogni paese attraversato l’incitamento della folla e soprattutto dei bambini che chiedono il “cinque” mi fa provare brividi di emozione. La maratona è un evento e io sono parte di esso. Il cielo è leggermente velato e per i primi 15 Km il sole non ci dà fastidio, il clima è ideale, il ritmo è regolare.
Finisce la riviera del Brenta e da Malcontenta ci si inoltra nella zona industriale di Marghera. Mi ero preparato psicologicamente a questo passaggio immaginandolo brutto e deprimente anche per le probabili prime avvisaglie di stanchezza, invece grazie anche al cielo sereno e al fatto che stò bene e non avverto stanchezza e fatica vado avanti contento, sorrido e gusto la corsa.
A Mestre addirittura sento un’orchestrina che intona la canzone di Battisti “dieci ragazze per me…” e mi metto addirittura a cantare!
Intanto è passata la boa della mezza maratona (1.52.31 il mio real time); i pacers delle 3.50 sono dietro e se tutto dovesse andare bene chiuderei davvero attorno a quel tempo stabilendo il mio nuovo personale.
Ma il “drago” è lì che mi stà aspettando e io inconsapevole mi ci stò dirigendo contro.
Qual è il punto più difficile? Il ponte della libertà dicono tutti e invece no, per me è il parco San Giuliano, quel maledetto polmone verde che ci fanno attraversare facendoci girare in su e in giù con saliscendi e che non finisce mai.
Al passaggio del 30° Km mi raggiunge Massimo, abbastanza stravolto e in palese difficoltà; vedendo lui ecco la prima zampata del “bastardo”, mi sento in crisi anch’io e faccio un tratto al passo; passano i pacers delle 3.50 ed è la seconda zampata, Massimo si ferma stremato, è la terza zampata.
Ho uno scatto d’orgoglio, finalmente il parco è finito e si sale verso il ponte della libertà.
Qui è il mio riscatto, vedo Venezia laggiù, so che saranno ancora 4 Km prima della fine del ponte, vedo un sacco di gente ferma, al passo, a fare stretching ma io vado con la mia corsa, non più fluida e veloce ma continua, mi dico che il mostro è stato abbattuto, mi ha colpito ma non mi ha fermato, adesso sono io che detto le regole.
Ma lui, il “bastardone” non è morto, è la che mi attende per darmi il colpo di grazia.
Al Tronchetto mi azzanna di nuovo, mi metto a camminare cercando di raschiare il fondo delle mie residue energie.
Ed ecco un angelo, un salvatore che mi strappa letteralmente dalle fauci della bestia. E’ Gianluca Master runners, mi si affianca mi incita mi sprona, mi spinge, mi vede in palese difficoltà e cerca di darmi pensieri positivi, siamo a Venezia, il tratto brutto del porto finirà, poi viene la parte spettacolare.
Breve sosta al ristoro del 40° Km, il 40° diamine…è finita no?
No, ci sono i 14 ponti come le 14 stazioni della Via Crucis… ma  percorro i primi ritrovando un barlume di energia, sempre con Gianluca al fianco che mi grida di non mollare.
Ecco il lungo ponte sul Canal Grande, di là c’è San Marco, folla immensa e osannante, non ce la faccio più, cammino per un tratto, l’incitamento della folla mi fa riprendere la corsa, siamo in vista del traguardo, ancora 7 ponti, la salita sulle passerelle riesco a farla bene ma non finiscono più…
L’ultimo sforzo, laggiù l’arrivo.
Sento un urlo di incitamento, è Cecilia.
Accenno uno scatto, non so come ma ecco la fine, sotto le 4 ore ma sono stravolto.
Mi appoggio alla transenna e poi si deve defluire, mi danno una sacca di viveri, la medaglia al collo, la sacca degli indumenti….
Mi dirigo come uno zombie a cercare un punto per riuscire a cambiarmi, sento lo stomaco chiuso, la stessa brutta sensazione di Roma, ma stavolta non ho mangiato ai ristori, ho solo bevuto acqua, e un bicchiere di integratore salino dopo il 35° Km, ma probabilmente è quello che non riesco a digerire.
Dopo un lungo tempo e un piacevole incontro con altri amici di running forum finalmente mi ricongiungo con Cecilia e con gli altri del nostro gruppo. Qualcuno ha avuto una crisi spaventosa, qualcuno è andato meglio ma siamo tutti molto provati.
Il ritorno è da incubo; io non riesco a digerire e l’ondeggiamento della zattera in attesa, lunghissima, di un vaporetto, col sole che picchia in faccia non è certamente una situazione agevole.
Dopo una buona mezzora però riesco a digerire e allora esco dal tunnel, mi sento molto meglio e analizzo la mia gara.
Mi consola la regolarità dei primi 30 Km; sono un po’ deluso perché avevo in mente un obiettivo diverso ma ancora di più perché sono arrivato troppo stravolto; a Roma provai brividi di emozione che qui invece non ho provato se non nella prima parte di gara. A sera poi la delusione di vedere il mio real time un paio di minuti superiore a quello segnato dal mio garmin per cui non ho neppure limato il tempo di Roma.
E’ stata però tutto sommato una bella esperienza; la maratona è una gara dura e va affrontata con serietà nella preparazione. I lunghi occorre farli. Adesso però stacco la spina per un certo periodo e poi analizzerò meglio cosa è andato bene e cosa è andato male… il maratoneta è stanco… ma un maratoneta non si arrende e sa che ogni sofferenza tempra il corpo e lo spirito.. e io SONO un maratoneta.


[dettagli su Garmin Connect]


giovedì 22 ottobre 2009

Sono pronto? No... si... boh....

Non sò perchè scrivo questo post, forse per esorcizzare la paura che come un tarlo si stà insinuando in me e sale piano piano ma inesorabile e mi fa tremare le mani e battere il cuore.
Probabilmente perchè ho bisogno di sentirmi vicino, sia pure virtualmente, gli amici che son certo mi possono capire.

In fin dei conti è "solo" una corsa, mi dico, e assisto quasi impotente a questa battaglia che si stà scatenando nella mia mente:
sono pronto diamine, mi sono allenato, non è la prima volta, ho appena fatto una mezza maratona senza problemi....
non sono pronto, non ho fatto diligentemente la preparazione, il clima sarà più caldo e umido, il ponte della libertà mi prosciugherà di ogni energia, a Roma fu un miracolo e quelli non si possono ripetere...

Al lavoro non riesco a concentrarmi, ho letto articoli, libri, consigli vari su come addomesticare la mente ma sembra che l'effetto non sia quello previsto.

Intanto raccolgo i risultati del sondaggio e leggo che molti hanno fiducia nel fatto che io riesca a chiudere entro le 4 ore (i 2 bontemponi che mi pronosticano entro le 3.30 non li considero, così come spero non abbia ad aver azzeccato quello che mi dice che non la finirò).

Sì, ormai è tutto pronto,"tutto è compiuto"; rimane solo da abbeverarsi al fiele amaro della sofferenza.

Esagero, lo sò, mi faccio paranoie assurde ma le voglio scrivere e chissà che "dopo" non mi rimanga da sorridere a rileggerle.

Ma è una traccia di me che voglio lasciare qui, che voglio lasciare qui, adesso.
A Venezia ho già altro da portare....
grazie amici.

lunedì 19 ottobre 2009

18 ottobre: maratonina di Cremona.

Una bella gara, un'ottima soddisfazione, era da tempo che non provavo il gusto di correre bene come stamattina.
Dopo i dubbi e le preoccupazioni a causa del dolore sciatico che mi ha colpito alla gamba destra ho fatto un pò di riposo e sono uscito venerdì sera per testare la mia condizione. Avevo in programma un giretto breve a ritmo maratona (attorno a 5.15) ma strada facendo ho voluto allungare, stavo bene e avevo davvero voglia di godermi la corsa, così i Km sono diventati 12,5 alla media di 5.10/Km
(vedi dettagli su Garmin Connect).

Da lì la decisione di andare a Cremona e di fare la mezza a ritmo maratona.
Parto assieme al mio compagno di squadra Valter Sbardellati e passiamo a raccogliere anche Alberto a Castegnato che porterà lo striscione dei blogtrotters perchè l'intenzione è quella di fare un blogpoint con gli amici bloggers che ci saranno a Cremona. Fa fresco, anzi direi freddo (3°C) ma è secco. E' il clima che piace a me anche se i gradi sono effettivamente pochini. Scendendo in autostrada verso Cremona è bello vedere i campi coperti da un leggero strato di nebbia che li fa sembrare dei mari... Arrivati ci rechiamo al ritiro pettorali, il freddo è lievemente calato (i gradi sono diventati 6) e io decido che correrò solamente con la canottiera senza niente sotto (e tale scelta si rivelerà azeccatissima). Intanto mi frulla un pensiero tra il serio e il faceto "tentare di fare una grande prestazione per fare il pieno di motivazione per Venezia", lo dico ad alta voce e mi merito i rimbrotti dei miei compagni d'avventura. In realtà temo che la gamba faccia brutti scherzi e il dolore sciatico mi riprenda all'improvviso. Dopo un pò di tempo passato ad aspettare i blogtrotters (arriveranno man mano Mic, Walter e Daniele) si va al deposito borse per non correre il rischio di arrivare in zona partenza troppo tardi. Là incontrerò Filippo, Innovatel e un altro runner di running forum. Saluti, strette di mano, pacche sulle spalle e foto di rito. Ma è ora di posizionarsi alla partenza. Perdo di vista tutti quanti e mi infilo nella già lunga teoria di podisti cercando di guadagnare qualche posizione. Vedo e raggiungo Daniele e finalmente arriva il momento del via. Parto cercando di tenere un passo regolare ma capisco già subito che il ritmo maratona non sarà certamente quello che stò facendo, attorno ai 5/Km. Dopo la comprensibile confusione iniziale la strada si fa più libera e io corro e corro bene; ogni tanto penso che oggi è il compleanno della mia Francy (8 anni) e sorrido, penso che chi mi avrà guardato avrà pensato a chissà che cosa, un sorriso da ebete eppure sentivo una gioia dentro che non mi faceva avvertire minimamente la fatica. Non riesco neppure a descrivere cosa provavo, una sensazione di beatitudine e di serenità, una voglia di correre che riempiva ogni fibra del mio corpo. Al 7° Km raggiungo i pacers dell'1.45 ma io vado col mio passo (tra i 4.50 e i 4.55) e dopo un pò li lascio indietro. Non voglio forzare ma solo godermi la corsa, al diavolo le preoccupazioni e le precauzioni; stò bene, le gambe girano bene, dolori non ne sento. Passa anche il 10° Km (49'08"), ecco la seconda metà gara e si ritorna verso la città, poi ecco il Po, ultimo parziale al 18° Km (1.28'08"). Poco dopo mi sento chiamare, è Daniele, autore di una prova maiuscola; l'effetto è quello di una sferzata, accelero insieme con lui e gli ultimi Km pur in leggera salita li faccio a 4.52, 4.37, 4,32 e taglio il traguardo con un ultimo sforzo per non farmi passare proprio sul tappeto rosso. Il tempo finale dice 1.42.55 non granchè ma ciò che conta è che non ho nessun fastidio, e neppure nessun affanno (la frequenza cardiaca media risulterà di 147 bps con punta massima di 162 bps.
Ma la cosa più bella è che registro un negative split per la prima volta, quando solitamente registravo un calo netto nella seconda parte.
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E adesso settimana di scarico fisico e di carico emozionale: Venezia arrivo!!!