Cremona, la città delle tre “S”. io la ribattezzo così dopo la maratonina di ieri.
• La prima S stà per
sudore: è stata infatti una bella sudata quella che mi sono dovuto fare; il percorso era abbastanza nervoso con numerose curve e con qualche cavalcavia ma soprattutto per la situazione logistica in cui mi sono venuto a trovare e di cui dirò più avanti.
• La seconda S stà per
sangue. Va bè che avevo la canotta dell’AVIS (
la mia nuova società che dovrebbe nascere ufficialmente il 1° gennaio prossimo) ma al 15° Km l’avevo già striata del mio sangue dovuto ancora al maledetto problema dei capezzoli che non ho ancora imparato a risolvere; negli ultimi 6 Km avevo l’aspetto più di un reduce di guerra che non di un atleta.
• La terza S la associo a
sofferenza: non è stata una passeggiata ma mi voglio abituare a reggere le situazioni meno agevoli in previsione della preparazione alla maratona.
E’ stata comunque una bella manifestazione e sono contento di esserci stato. La giornata si presentava inizialmente freddina, ma siamo partiti abbastanza presto, con me c’erano Tarcisio e i castegnatesi
Alberto e Pietro. Il cielo era velato e sulla pianura padana aleggiava una leggera nebbiolina bassa. Giunti a Cremona ci siamo attardati alle operazioni pregara: ritiro pettorali, cambio, deposito borse. Col senno del poi sarebbe stato assai meglio piazzarci subito in attesa della partenza, invece tra un’incombenza e l’altra ci siamo ritrovati nelle retrovie.
Anzi, nel trambusto generale ho perso di vista sia Tarcisio che Alberto rimanendo in compagnia del solo Pietro con oltre 2000 atleti schierati davanti a noi.
La partenza ci ha dunque trovati imbottigliati nelle ultime posizioni; dallo sparo al passaggio sul tappeto del via è passato abbondantemente più di un minuto. I primi 5 Km per me sono stati difficili, mi sembrava di rivivere la situazione che trovai a Colonna, con gente che ostruiva il passaggio, slalom per poter riuscire a passare e continui cambi bruschi di velocità.
Ho realizzato subito, con sgomento, che il mio tentativo di ritoccare il personale sarebbe stato praticamente impossibile.
A un certo punto mi sono anche chiesto se avessi impostato un ritmo troppo alto visto che stavo superando, tra mille peripezie, un sacco di gente, e questo aspetto mi ha inconsciamente frenato un po’.

Al 7° Km sono passato in 34’30”, in ritardo di un minuto e mezzo sulla mia tabella ideale; al 10° avevo recuperato un pochino (48’10”) ma ormai l’obiettivo di chiudere sotto 1.40’ era praticamente svanito. Al 14° Km sono passato in 1.07’ mentre a Monza (che avevo preso come riferimento) avevo un minuto in meno. Nel frattempo al 15° Km dove ho preso un bicchierino d’acqua al ristoro (agli altri ristori e spugnaggi non mi ero fermato) ho notato che il pizzicore che avvertivo era dovuto al sanguinamento dei capezzoli. Non sono stato accorto nel mettere abbastanza vaselina e così mi sono sorbito pure questo ulteriore fastidio (
e, per la cronaca, se non trovo la soluzione, questa cosa rischia di diventare il problema più grosso in ottica maratona). Lungo il fiume Po, forse nel tratto più bello del percorso, al 18° Km c’era il passaggio sul tappeto per la rilevazione del parziale (1.26’55”) e poi finalmente si puntava verso l’arrivo in pieno centro. Mi aspettavo la “famosa” salita stronca gambe posta all’ultimo Km ma francamente io di salite non ne ho viste! Sul tappeto rosso ho dato fondo a tutto quel che avevo e ho sprintato per chiudere con il cronometraggio ufficiale che diceva, impietosamente, 1.41’56”.
Tarcisio era arrivato pochi minuti prima e l’ho sentito incitarmi per poi perderlo di vista nella gran confusione dopo il traguardo. Ho impiegato un sacco di tempo a uscire dall’imbottigliamento finale (fortuna che ci hanno dato subito il telo termico altrimenti, sudato com’ero, mi sarei congelato) e faticosamente a prendere un bicchierino di tè al ristoro e un paio di bicchierini di polase allo stand nella piazza. Non vedendo gli altri mi sono aggirato un po’ finchè ho ritrovato Pietro (1.29’54” nonostante la partenza nelle retrovie e un dolore al ginocchio) e Tarcisio (1.37’17” – real time 1.36’49”) e ci siamo portati alla macchina. Di Alberto nessuna traccia ma sapevo che lui avrebbe fatto un buon tempo, avevamo anche fatto una scherzosa scommesa tra di noi su chi sarebbe arrivato prima basandoci sul real time. Finalmente anche lui è arrivato ed effettivamente ha sfoderato una bella prestazione (1.40’20” - real time 1.39’39”). Stavolta il caffè tocca a me pagarlo.

In conclusione mi sono piazzato al 1244° posto su 2438 e 96° di categoria su 183.